Menu

Attualità

Soluzioni per un settore in pieno sviluppo ma ancora nell’ ombra

Questo mercoledì, più di trenta organizzazioni hanno lanciato la campagna "Nessuna collaboratrice domestica è illegale". Attraverso una petizione la coalizione vuole ottenere dei miglioramenti sostanziali delle condizioni di lavoro delle collaboratrici domestiche prive di un’autorizzazione di soggiorno. Per raggiungere l’obiettivo le organizzazioni hanno contattato alcuni membri del parlamento di diversa provenienza per presentare, sulla scena politica, delle mozioni suscettibili di poter aggregare una maggioranza.

"I sans-papiers sono semplicemente qui. Ne abbiamo bisogno, altrimenti non ci sarebbero", così si è espressa la Sig.ra Marianne Bloch, in passato datrice di lavoro di lunga data di una collaboratrice domestica priva di autorizzazione di soggiorno che è stata arrestata nel corso di un controllo della circolazione ed in seguito espulsa. Delle stime parlano, in Svizzera, di circa 40'000 a 100'000 persone coinvolte, per la maggior parte donne. Nel Canton Zurigo, ad esempio, si è potuto dimostrare che un foyer privato su 17 né impiega una, e la tendenza è in aumento. "Queste donne", ha aggiunto la Sig.ra Liselotte Fueter, Presidentessa delle donne protestanti svizzere FPS, "non possono difendersi contro la violenza e le molestie sessuali. Per questo condividiamo questa campagna e ne sosteniamo le rivendicazioni".

Obiettivo della campagna "Nessuna collaboratrice domestica è illegale" è il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, e questo a più livelli. In particolare in ciò che concerne l’accesso garantito ai tribunali del lavoro (prud’hommes) senza incorrere nel rischio di un’espulsione, la protezione sociale garantita senza rischi di espulsione così come un allentamento delle procedure per la regolarizzazione degli stranieri privi di un’autorizzazione di soggiorno, in particolare nel settore dell’economia domestica privata.

Elisabeth Joris, Presidente dell’associazione „Riconoscere il lavoro domestico – régolarizzare i sans-papiers “ ha messo l’accento, nel corso della conferenza stampa di mercoledì 13 marzo 2013, sulla questione seguente: "L’attuale legislazione, l’inclemenza dei casi detti di rigore, non aiuta a risolvere il problema urgente delle colaboraboratrici domestiche senza autorizzazione di soggiorno."

Il Consigliere nazionale Balthasar Glättli, Verdi Zurigo, ha sottolineato le soluzioni presentate: "Noi così non garantiamo solo che le persone che lavorano in questo settore e che ricoprono una funzione importante nella nostra società e economia possano vivere in condizioni di lavoro umane. Noi assicuriamo ugualmente che la Confederazione, i cantoni, i comuni e le assicurazioni sociali possano avvalersi di questo lavoro, e ciò per centinaia di milioni di franchi ogni anno." La Consigliera nazionale Cesla Amarelle, PS Vallese, vice-presidente delle Donne socialiste Svizzera, da parte sua ha accentuato: « Decretando che solo i cadri, le specialisti e altri/e lavoratori/-trici qualificati/e possono pretendere una autorizzazione di soggiorno (articolo 23 LStr), la legislazione non offre nessuna possibilità d’ammissione legale alla manodopera femminile ».

"Noi diamo molto, la gente ha bisogno di noi. Ma viviamo sempre nell'angoscia. Dateci una ragione di vita, un futuro, un aiuto, » così ha voluto riassumere le aspettative della coalizione la Sig.ra Nelly Valencia, che, dopo molti anni come collaboratrice domestica a Losanna, ha ottenuto a fine 2010 regolare autorizzazione di soggiorno.

Troverete sin d'ora più ampie informazioni sulla campagna sulla homepage: www.ncdei.ch.

Accesso all'apprendistato

Il 7 dicembre 2012, il Consiglio Federale a reso pubblica la sua decisione di modifica dell'ordinanza relativa all'ammissione, al soggiorno e all'esercizio di un'attività lucrativa (OASA). Il Consiglio Federale risponde all'accettazione da parte delle camere federali della mozione Barthassat del settembre 2010.

I giovani sans-papiers potranno così accedere ad un apprendistato, ma solo a determinate condizioni. Queste condizioni … segue traduzione da terminare

 

Les jeunes sans-papiers pourront ainsi accéder à l'apprentissage, mais sous certaines conditions. Celles-ci rejoignent les critères déjà en vigeur prévus dans la Loi sur les etrangers et formalisés dans l'art. 31 de l'OASA.

Le principal problème de cette décision réside dans la marge de manoeuvre acordée aux cantons. Or, nous savons qu'en ce qui concerne les permis humanitaires pour cas de rigueur, permis pour lesquels un préavis favorable du canton est indispensable, certains cantons ont une pratique très restricive en la matière. 

Cepandant, bien que les possibilités pour un jeune sans statut légal de pouvoir bénéficier d’une autorisation provisoire en vue d’entamer un apprentissage soient restreintes, parce que soumises à de nombreuses et contraignantes conditions, le fait même que les autorités fédérales reconnaissent cette réalité et essayent d’y apporter une solution représente déjà un pas en avant significatif.

Le droit à l’apprentissage pour les jeunes sans-papiers a été l’une des revendications centrales de la campagne « aucun enfant n’est illégal ». Bien que la campagne soit maintenant terminée, et au-delà de la question de l’accès à l’apprentissage, l’avenir des enfants et jeunes sans-papiers reste au centre des préoccupations des collectifs et permanences de soutien aux sans-papiers de Suisse.

(12.01.2013)